[Meldola – FC] CONTRO LA RIACCENSIONE DEL FARO DI ROCCA DELLE CAMINATE

Vicino a Meldola, a Rocca delle Caminate, vorrebbero riaccendere il cosiddetto «faro di Mussolini». Sull’argomento pubblichiamo la presa di posizione dell’Assemblea Antifascista Forlivese e, per chi avesse qualcosa da ridire sulla proposta di riaccendere il faro fascista di Rocca delle Caminate, segnaliamo che l’ente competente è l’Ufficio Patrimonio – Servizio Tecnico Infrastrutture e Trasporti della Provincia di Forlì-Cesena, telefono 0543/714.297.

CONTRO LA RIACCENSIONE DEL FARO DI ROCCA DELLE CAMINATE

Il castello medievale di Rocca delle Caminate, nel Comune di Meldola (FC), a pochi chilometri dal capoluogo Forlì, fu una delle residenze estive di Benito Mussolini, il dittatore italiano a capo del fascismo.

Su quel castello lo stesso Mussolini fece installare nel 1927 un faro in cima alla torre, che emetteva un fascio tricolore visibile a oltre 60 chilometri di distanza, per comunicare, da Rimini a Imola, la sua presenza in Romagna. Un esempio di vanità, superbia e arroganza di chi, anche con questa trovata, cercava di esaltare quel culto della personalità di cui era intriso quel regime sanguinario che Mussolini incarnava. Oggi c’è chi pensa di riaccendere quel faro.

La proposta è stata approvata dalla Provincia di Forlì-Cesena, con voto bipartisan del centro-sinistra e del centro-destra. Ma a livello locale i più agguerriti sostenitori del progetto sono i dirigenti del PD, il sindaco di Meldola di centro-destra e i partiti post-fascisti.

L’obiettivo dichiarato della riaccensione è quello di attrarre i turisti nei luoghi che furono frequentati da Mussolini. Un turismo nostalgico ben noto nel forlivese e soprattutto a Predappio, che vede ogni anno l’invasione di migliaia di deficienti in camicia nera.
La riaccensione del faro di Rocca delle Caminate, legata indissolubilmente alla presenza di Mussolini, che non merita certo di essere ricordato, è una provocazione inaccettabile. Ancor più grave se si pensa che Rocca delle Caminate fu la prima sede della RSI e poi un carcere dove furono segregati e torturati decine di antifascisti e oppositori del regime.

Contro la riaccensione del faro si sono in questi mesi schierati storici e docenti universitari, i parenti dei partigiani uccisi a Rocca delle Caminate, la comunità ebraica e enti come l’Istituto storico della Resistenza. Ai politici però sembra non interessare. Si saranno fatti due calcoli e avranno pensato che è più importante salvaguardare i proventi derivanti da quei 150mila fascisti che ogni anno si riversano nel forlivese e a Predappio, ad ammirare cripte, monumenti, luoghi e manufatti del loro infame regime e a fare acquisti nei negozi di «souvenir» nostalgici. Un bel business per negozianti di chincaglieria fascista, ristoratori e albergatori che si sfregano le mani e per le forze politiche che li rappresentano.

C’è poi l’incognita della gestione della Rocca, che dovrebbe essere affidata tramite bando. A chi? Un imprenditore privato, Domenico Morosini, ha fatto sapere di essere interessato. È lo stesso Morosini che gestisce, in maniera apologetica, Villa Carpena trasformata nel «museo» di Villa Mussolini, nonché proprietario di uno dei negoziacci di Predappio e che sul turismo nostalgico ci campa.

Sulla vicenda anche le sezioni dell’ANPI provinciale e locale, controllate per buona parte da esponenti del PD, si sono dette vergognosamente favorevoli al progetto. La cosa ha evidentemente creato imbarazzi all’interno dell’ANPI regionale e nazionale, che hanno dovuto correre ai ripari ribadendo invece la loro contrarietà.

Sul territorio forlivese abbiamo già la casa natale di Mussolini e la cripta a Predappio, il monumento di Icaro e la ex GIL, la casa-museo di villa Carpena, la casa del Fascio ancora a Predappio che dovrebbe divenire museo nazionale del fascismo ed ora si vorrebbe anche il faro acceso a Rocca delle Caminate. È ora di dire basta! Il fascismo fece dei monumenti e dell’architettura strumenti per l’obbedienza di massa e per la propria ricerca d’immortalità. L’«arte» fascista riflette l’idea che l’ha partorita ed è un’idea che non può essere riqualificata, ricelebrata o rivalutata, tra l’altro estrapolandola dal suo contesto originario. Che l’ANPI a Forlì questo non lo capisca, la dice lunga sulla lungimiranza della sue sezioni locali.

Assemblea Antifascista Forlivese – febbraio 2017