[Forlì] Effettuato volantinaggio per Gaza

Riceviamo questo resoconto da Forlì e con piacere pubblichiamo.

Solidali con la popolazione di Gaza, colpita dalla brutale aggressione del governo israeliano, questa mattina, venerdì 5 gennaio, abbiamo deciso di fare il minimo che dovevamo, a fronte di quanto sta accadendo. Così abbiamo effettuato un volantinaggio itinerante nel centro storico della città di Forlì, durante il mercato settimanale. Tante le persone in giro, dato il periodo delle festività per l’epifania, così in due orette abbiamo terminato i volantini che avevamo, non pochi. Diverse persone si sono fermate a parlare e alcune ci hanno aiutato nel volantinaggio, segno che almeno c’è un poco di attenzione di fronte all’immane catastrofe che, complici i silenzi e gli appoggi dati al governo di Israele dai governi europei e dagli Stati Uniti, si sta abbattendo sulla popolazione palestinese.
Con noi anche un carrellino che ci ha voluto seguire per darci una mano. Su quest’ultimo erano posizionati alcuni dépliant, opuscoli e libri sulla questione israelo-palestinese e sulle aziende che fanno affari nei territori palestinesi occupati, per approfondire una vicenda che non nasce certo oggi.
Alleghiamo il volantino che abbiamo distribuito.

– Amanti della libertà
– Equal Rights Forlì


A Gaza è in corso un genocidio!

Secondo la definizione, per genocidio si intendono “gli atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico o religioso”. È ciò che il Governo di Israele sta facendo nella striscia di Gaza. Il governo Netanyahu sta colpendo l’intera popolazione palestinese, prendendo a pretesto l’attacco del 7 ottobre guidato da Hamas; l’obiettivo è occupare quella porzione di territorio e deportare in Egitto circa 2 milioni di palestinesi, di cui un milione di rifugiati. Dal 7 ottobre l’aggressione militare israeliana ha causato più di 22.000 morti, quasi tutti civili. Almeno 8.000 di questi sono bambini, oltre 50.000 sono i feriti. Parliamo di aggressione, perché questa non è una guerra ma una brutale offensiva da parte di uno degli Stati meglio equipaggiati al mondo contro gli abitanti di una determinata area geografica. È una carneficina, anche se con spudorata accondiscendenza media ed istituzioni internazionali parlano del “diritto di Israele a difendersi”. Non c’è logica in tutto ciò! Non si rade al suolo un edificio con tutti i suoi residenti perché nel palazzo si nasconde un preteso nemico.
Questa menzogna nasce da un difetto di memoria: il conflitto israelo-palestinese non nasce il 7 ottobre. E’ da più di 70 anni che lo Stato di Israele, costruendo un vero e proprio regime di apartheid, opprime la popolazione araba, calpestando le stesse risoluzioni ONU che imponevano il ritiro dai territori palestinesi occupati. Decenni durante i quali ha imprigionato, ucciso e bombardato, anche con bombe al fosforo bianco, le popolazioni di Gaza e della Cisgiordania, sostenendo i coloni ultra-ortodossi di estrema destra che hanno continuato ad attaccare i palestinesi scacciandoli con la forza dalle loro case. Il problema ha un nome, si chiama sionismo, una ideologia nazionalista, criticata anche da molti ebrei in Israele e nel mondo, che attraverso il trasferimento forzato dei non ebrei incoraggia l’occupazione dei territori in cui vivono. Questo atteggiamento, assunto come missione dai governi israeliani, ha prodotto la resistenza palestinese. Non è sbagliato dire che lo stesso governo Israeliano ha favorito l’ascesa di Hamas. Ma se non abbiamo simpatie per Hamas o per i suoi leader, che stanno al sicuro in Qatar, che dire del governo di Israele che attacca i campi profughi, gli ospedali e gli ammalati? Che dire delle migliaia di morti o del record di giornalisti, medici e volontari per il soccorso ai rifugiati trucidati dall’esercito di Israele, la cosiddetta “unica democrazia” del Medio-Oriente, tanto democratica che non ammette i matrimoni non religiosi e limita il divorzio per le donne?
La striscia di Gaza è una prigione a cielo aperto, cinta da check-point e controllata militarmente da Israele ben prima del 7 ottobre. Tutti i valichi sono chiusi, Israele controlla anche lo spazio aereo e le acque territoriali nel Mar Mediterraneo. Uscire dalla striscia, se prima era difficile, è oggi impossibile. Anche gli aiuti umanitari faticano ad entrare. Gli edifici sono ridotti a cumuli di macerie per via dei bombardamenti dell’aviazione israeliana. Non ci sono rifugi sicuri. L’invasione da terra dell’esercito sta completando la distruzione, che come avverte Netanyahu durerà mesi, per spianare la striscia e far posto agli insediamenti israeliani nonché impadronirsi dei giacimenti di gas presenti. L’occupazione militare quasi certamente non sarà temporanea.
Questo sta accadendo sotto i nostri occhi, ogni giorno. Mentre i governi occidentali continuano a fornire armi per questo massacro indiscriminato, il governo Meloni ha deciso di mandare nel Mediterraneo orientale unità della Marina Militare per affiancare la flotta USA guidata dalla portaerei “Gerald Ford” con 5.000 marines e un centinaio di caccia ed elicotteri d’attacco. Le unità statunitensi hanno già effettuato alcuni bombardamenti in Siria contro presunte milizie filo iraniane e potrebbero essere impiegate per colpire obiettivi “anti-israeliani” in Libano e Yemen. Azioni che potrebbero portare all’allargamento del conflitto. Intanto le aziende occidentali, tra cui quelle italiane, continuano a fare affari nei territori occupati, mentre l’inutile ONU condanna l’aggressione militare, ma solo a parole. Così il genocidio continua.
Il minimo che possiamo fare è boicottare le aziende che lucrano sulla vita e sulla morte della popolazione palestinese. Essere persone informate è il primo passo.
Solidarietà alla popolazione palestinese – STOP AL MASSACRO!

Gennaio 2024

– Amanti della libertà
– Equal Rights Forlì 


Boicottiamo le aziende che fanno affari con lo Stato di Israele, per porre fine al brutale sistema di apartheid, colonialismo di insediamento e pulizia etnica.

Lista tratta da bdsitalia.org

SIEMENS è l’appaltatore dell’Euro-Asia Interconnector, un cavo elettrico sottomarino Israele-UE che dovrebbe collegare gli insediamenti illegali israeliani nei territori palestinesi occupati all’Europa. Gli elettrodomestici a marchio Siemens sono venduti in tutto il mondo.

CARREFOUR ha sostenuto i soldati israeliani che hanno preso parte al genocidio dei palestinesi a Gaza con doni di pacchi personali. Nel 2022 aveva stretto un accordo commerciale con la società israeliana Electra Consumer Products e la sua controllata Yenot Bitan, entrambe coinvolte in gravi violazioni contro la popolazione palestinese.

AXA continua ad investire nelle banche israeliane che finanziano i crimini di guerra e il furto della terra palestinese e delle risorse naturali.

HEWLETT PACKARD (HP Inc) fornisce servizi agli uffici dei leader del genocidio, del Primo Ministro israeliano Netanyahu e del Ministro delle Finanze Smotrich e servizi per i server della polizia israeliana.

SODASTREAM è attivamente complice della politica israeliana di sfollamento dei cittadini indigeni beduini-palestinesi di Israele nel Naqab (Negev) e ha una lunga storia di discriminazione razziale contro i lavoratori palestinesi.

AHAVA. I cosmetici Ahava hanno il loro sito di produzione, il centro visitatori e il negozio principale in un insediamento israeliano illegale nei territori palestinesi occupati.

RE/MAX commercializza e vende proprietà negli insediamenti israeliani illegali costruiti su terra palestinese rubata, consentendo così la colonizzazione israeliana della Cisgiordania occupata.

IREN Ha stipulato un accordo con l’israeliana Mekorot che ruba acqua ai palestinesi.

McDonald’s, Burger King, Papa John’s, Pizza Hut, sono presi di mira in alcuni paesi da campagne di boicottaggio spontaneo dal basso, perché queste società, o le loro filiali in Israele, hanno apertamente sostenuto l’apartheid israeliana e/o fornito generose donazioni in natura all’esercito israeliano nel corso dell’attuale offensiva israeliana.

Prodotti israeliani nei vostri supermercati. Frutta, verdura e vini etichettati ingannevolmente come “Prodotto di Israele” spesso includono prodotti provenienti da insediamenti illegali su terre palestinesi rubate. Boicotta i prodotti provenienti da Israele nel tuo supermercato e chiedi la loro rimozione dagli scaffali. Ad esempio i datteri, Israele ne è il più importante produttore e ne esporta l’80% in Europa. Li trovi con la scritta “Made in Israel” o “Made in Jordan Valley”.