
In questi giorni i giornali, sia locali che nazionali, si sono gettati a capofitto su una certa notizia.
Stiamo parlando della dichiarata intenzione di Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, ex Terza Posizione e volto noto dell’estrema destra italiana, di tenere un incontro a Predappio (FC) in una data appositamente studiata per far parlare di sé, dal titolo “La fine dell’antifascismo”, in collaborazione con il giornale on-line Fahrenheit 2022, che è organico al partito neofascista. L’incontro, secondo i piani, infatti si dovrebbe tenere il 25 aprile, data simbolo della Liberazione ufficiale dal nazi-fascismo.
Incontro che dovrebbe ospitare, a partire dalla mattina, 150 neofascisti tra cui, oltre a Fiore, anche l’inglese Nick Griffin, già condannato per odio razziale, ex presidente del partito neofascista British National Party e vicepresidente dell’Alliance for Peace and Freedom (l’internazionale neofascista di cui Fiore è presidente), e Ioannis Zografos, avvocato del gruppo neonazista greco (ora sciolto) Alba Dorata, nonché altre semisconosciute comparse come l’economista Nino Galloni, in passato vicino a Diego Fusaro, il giornalista Ruggiero Capone, l’avvocato Antonio Pimpini (presidente del “centro sudi Giacinto Auriti”) e gli avvocati di Forza Nuova, Giovanni Salvaggio, Pablo De Luca e Nicola Trisciuoglio.
Oltre al dibattito, che verte su una serie di argomenti sconnessi tra loro, tra cui l’immancabile massoneria e il richiamo alla condanna di primo grado che Fiore ha avuto per l’attacco del 9 ottobre 2021 alla sede romana della Cgil, e che tra le altre cose punta a chiedere l’abrogazione delle leggi Scelba e Mancino che colpiscono le manifestazioni fasciste (a dire il vero quasi mai applicate), la locandina dell’iniziativa fascista prevede anche un “pranzo comunitario” e, la sera, il concerto della Banda Zanni, vecchio gruppo Rac (Rock against communism, ovvero i gruppi musicali dell’area neofascista).

Anche il luogo non è casuale, non solo perché Predappio, come è risaputo, è il luogo che diede i natali al pelatone maledetto che per vent’anni e più soffocò con la sua dittatura ogni libertà nel Paese (anche se in realtà il paese allora si chiamava Dovia, ed era una piccola frazione, che il pelatone volle ampliare fondando Predappio Nuova per celebrare sé stesso), ma anche perché in un primo momento come sede fisica dell’incontro Fiore aveva scelto un capannone industriale che fu, ai tempi del fascismo, parte della nota fabbrica Caproni.
Il gruppo industriale Caproni era uno dei maggiori gruppi aeronautici italiani. Il fondatore, conte Giovanni Battista Caproni, originario di Arco (TN), lo fondò a partire dagli stabilimenti di Taledo (MI) e Vizzola Ticino (VA). Gli aerei costruiti in questi stabilimenti furono ampiamente usati durante la prima guerra mondiale, non solo dall’aeronautica italiana ma anche alleata (francese, inglese e statunitense). Fiore all’occhiello dell’aeronautica fascista all’avvento della dittatura, la Caproni fornì ancora una volta i suoi aerei al regime durante la seconda guerra mondiale.
I vari reparti della fabbrica predappiese, nata successivamente negli anni ‘30 del ‘900 per espresso volere di Mussolini (gli archi del portale d’ingresso non a caso disegnano una grande lettera “M”), e costruiti su due diversi livelli rispetto al piano stradale (Predappio è un paese collinare), servivano per assemblare parti di aerei, nello specifico fusoliere ed ali. Le parti costruite a Predappio venivano poi trasferite all’aeroporto di Forlì dove, assieme alle parti prodotte dagli altri stabilimenti, venivano assemblati gli aerei da combattimento veri e propri. Furono anche scavate, nel ventre di un monte retrostante la fabbrica, due gallerie per trasferirvi alcuni reparti, per difenderli dalle incursioni aeree nemiche.
La fabbrica Caproni di Predappio Alta fu definitivamente chiusa nel 1944, quando i soldati tedeschi in ritirata la svuotarono da tutti gli impianti interrompendo la produzione, e versa da anni nel degrado, dopo essere stata adoperata come incubatore di polli dall’olandese Matton negli anni ‘50 e poi, fino al 1991, come impianto di coltivazione di funghi (meglio i funghi dei fascisti, si potrebbe dire!).

La pericolosità dell’edificio e il rischio di crolli erano già stati segnalati dal sindaco di Predappio, Roberto Canali, al Demanio di Bologna, proprietario di ciò che resta della struttura, il quale da parte sua nel 2025 ha stanziato 150mila euro per la manutenzione della facciata (“M” compresa!).
Una delle due gallerie sotto il monte, nel frattempo, è stata restaurata con i fondi dell’Università di Bologna, che attraverso il Progetto CICLoPE vi ha collocato le gallerie del vento del laboratorio CIRI Aerospazio, mentre un capannone della fabbrica, sito in via Zoli, che è proprio quello scelto dai fascisti per l’incontro del 25 aprile, ha continuato ad operare fino a qualche anno anno fa come falegnameria, producendo mobili per imbarcazioni di lusso sotto la denominazione “L’Arte S.r.l.” (chiusa nei primi anni Duemila).
E’ proprio il capannone ex Arte di via Zoli che avrebbe dovuto ospitare Fiore e gli altri neofascisti.
L’immobile era stato venduto all’asta qualche anno fa dal Demanio ad un imprenditore di Predappio, Nicola Matturro, proprietario di un’azienda vivaistica abbastanza nota in paese, la Natura Verde S.n.c., che si occupa di servizi di giardinaggio e manutenzione del verde, talvolta anche per conto del Comune. Matturro, in tempi recenti, ha a sua volta concesso in comodato l’immobile a Domenico Morosini, che non è un nome qualsiasi.
Morosini, infatti, ha fatto la sua fortuna con il turismo nostalgico, quel turismo, per intenderci, che va a Predappio a comprare i busti del pelatone e i fasci littori esposti nelle vetrine dei negozi di souvenir fascisti. Con l’aiuto di Romano Mussolini, da cui l’acquistano, Morosini assieme alla moglie Adele Grana, una coppia di imprenditori lodigiani, fondarono una società immobiliare (Immobiliare Villa Carpena) e riuscirono ad entrare in possesso nel 1999 di Villa Carpena, la casa di campagna alle porte di Forlì dove Mussolini era solito alloggiare con la famiglia (situata a San Martino in Strada, una decina di km da Predappio). Morosini ha poi trasformato, dal 2001, Villa Carpena nel cosiddetto “Museo dei ricordi”, un luogo nauseante dove, tra cimeli e paccottiglia evocativa, la celebrazione del fascismo e della figura del dittatore non sono nemmeno dissimulate.
Nel capannone ex Arte in via Zoli, secondo i giornali, Morosini sarebbe invece intenzionato a realizzare un non ben chiaro “museo contadino del Novecento”, ma per cominciare, intanto, la nuova gestione del capannone ha proceduto a disboscamenti dissennati, con tanto di detriti e materiali riversati nelle aree circostanti.
Ma Morosini non è solo un vecchio nostalgico cultore di cimeli del ventennio ed un astuto affarista, è anche colui che in questi anni ha contribuito all’organizzazione delle marce in camicia nera che avvengono ogni anno a Predappio per la nascita o la morte di Mussolini o per ricordare la marcia su Roma. Quindi ha un significato molto chiaro l’accostamento del suo nome a quello di Roberto Fiore.
Senonché un incontro in prefettura ha deciso che l’iniziativa fascista a Predappio, così come era stata pensata, non si può fare!
Non perché sarebbe una intollerabile provocazione, proprio il 25 aprile! Non perché è una iniziativa fascista che non deve avere nessuna legittimazione! NO… solo perché, secondo il triste comunicato diffuso sui giornali, “l’immobile di via Zoli è inagibile!”.
Dopo un sopralluogo di Vigili del fuoco e Polizia locale avvenuto mercoledì 22 aprile, al fine di constatare le condizioni della struttura, preso atto delle condizioni fatiscenti e, inoltre, non possedendo certificati di agibilità/abitabilità del fabbricato, essendo quella in questione un’area ad uso artigianale/industriale, il sindaco di Predappio, Roberto Canali, ha infatti diramato un ordinanza che “vieta attività diverse da quelle ricomprese nella destinazione d’uso”, con “divieto a chiunque di accedere nell’intera area” motivato appunto con l’inagibilità.
Insomma, ci si attacca ad un appiglio tecnico-burocratico quando invece appare chiaro che un’iniziativa fascista sia da impedire proprio in quanto… fascista!
Ma chiedere che le istituzioni, sulla carta “antifasciste”, impediscano un raduno fascista sarebbe ingenuo, e non vogliamo peccare di ingenuità. Non solo perché al governo c’è un accozzaglia di personaggi con il busto del pelatone in soggiorno e che non lo nascondono nemmeno. Ma anche perché sappiamo – e lo sappiamo bene – che in tutti questi anni le istituzioni, a cominciare delle forze di polizia, hanno coccolato, protetto e appoggiato i gruppi neofascisti, permettendogli di crescere, trovare spazi, adepti e legittimità politica.
Che per il 25 aprile non si trovi nulla di meglio che trovare un escamotage di questo tipo, perché altrimenti si rischia di interferire con “un evento privato”, è una scusa talmente ridicola che non fa nemmeno ridere. Quanto può essere privato un evento raccontato e rilanciato dai giornali per giorni e giorni, e di cui esiste una locandina diffusa in rete?
Le stesse leggi che dovrebbero impedire le iniziative in materia di apologia di fascismo, lo sappiamo, sono sempre rimaste lettera morta, a differenza di quelle che perseguono i militanti della parte avversa. Del resto non abitiamo forse in un Paese in cui i partiti di governo, come la Lega, vorrebbero istituire una legge che semplicemente porti in galera chi partecipa a gruppi antifascisti, sull’esempio degli Stati Uniti di Trump e dell’Ungheria?
Roberto Fiore ha pubblicamente annunciato che il “convegno” (come lo ha chiamato) si farà lo stesso.
Probabilmente anche se Fiore punta al luogo prescelto, alla fine si farà in altro luogo… chissà, magari in altri spazi nelle disponibilità di Morosini (come Villa Carpena o il Tempio a Fiumana, frazione di Predappio). Forza Nuova ha comunque ribadito la partecipazione dei suoi militanti alla marcia nostalgica del giorno dopo, 26 aprile, per commemorare la morte di sua schifezza, con arrivo come sempre al cimitero e alla cripta della famiglia Mussolini che ospita gli immondi resti.
L’anno scorso Fiore aveva tentato, senza successo, di organizzare una seconda manifestazione slegata da quella ufficiale coordinata dalle pronipoti Orsola e Vittoria Mussolini, a cui viene imputata troppa moderazione nell’incoraggiare i saluti romani durante la cerimonia (che comunque, Fiore o non Fiore, continuano ad essere esibiti ogni anno). Stavolta, invece, Fiore sembra aver preferito accodarsi per non fare ancora di più la figura del pirla … o del “pataca” se volete. O forse qualcuno negli ambienti dei nostalgici gli ha fatto intendere che è meglio che la pianti di usare le marce di Predappio in un tentativo di riguadagnare consensi dopo la perdita continua di militanti da parte di Forza Nuova. Chissà!
Da parte nostra non facciamo molta differenza tra nostalgici e neofascisti, per noi si tratta sempre e solo della stessa vecchia merda. E sarebbe ora che Predappio e la Romagna si liberassero una volta per tutte da certa puzza!