[Forlì] Un solo fronte: antifascista

Sappiamo bene, e da tempo, che la funzione della carta stampata “ufficiale” (quella che vede gli editori intrallazzare col potere politico e finanziario) è quella di creare scoop per aumentare le tirature e le vendite e accanirsi contro facili capri espiatori, di volta in volta immigrati, Rom, centri sociali, anarchici e così via.

Ma la canea mediatica di questi giorni in terra di Romagna contro alcuni antifascisti riminesi, di varia provenienza politica, è davvero vomitevole.


I fatti. Ad inizio aprile alcuni noti militanti del partito di estrema destra Forza Nuova, celandosi dietro la ormai consueta sigla “Solidarietà nazionale”, organizza un banchetto davanti ad un supermercato di Rimini per la raccolta di generi alimentari da destinarsi, sempre secondo loro, a persone in difficoltà economiche. Naturalmente questi bisognosi devono dar prova di italica appartenenza, perché la fame è innanzi tutto una questione etnica per i decerebrati patologici che compongono la variegata area della destra radicale.
Neofascisti, tra l’altro, che si sono già distinti in passato per minacce ed aggressioni. Un gruppo di antifascisti decide così di fargli capire che non è aria e i forzanovisti, avendo avuto la peggio, non trovano di meglio che atteggiarsi a vittime dei centri sociali, degli antagonisti e di quei brutti “violenti della sinistra”, organizzando qualche giorno dopo un corteo nazionale che vede scendere per le strade di Rimini nientemeno che il loro capoccia, Roberto Fiore, che chiede a gran voce la chiusura di “Casa Madiba”, spazio sociale da cui, sentendo loro, sarebbe partito l’ “attacco”.
Nemmeno a dirlo, le frasi di Fiore vengono fatte proprie pressoché da tutti i giornali locali, che come una cantilena ripeteranno la stessa litania: chiudere gli spazi degli antagonisti, finirla con la violenza degli antifascisti, in un coro solidale coi fasci di Forza Nuova. Nel frattempo la questura ordina diverse perquisizioni domiciliari a carico di alcuni antifascisti riminesi, e nell’occasione vengono sequestrati computer e telefoni.
Passa qualche giorno e in Romagna, sabato 9 aprile, arriva il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, a farsi bello davanti ai giornalisti con il pretesto di alcune prossime scadenze elettorali locali.
A giudicare dalle differenti risposte che ha suscitato in quasi tutte le città dov’è transitato, c’è da giurare che a queste latitudini il razzistello non sia molto amato, soprattutto dopo l’accordo e la collaborazione coi neofascisti di Casapound. Ed allora ancora una volta sono i giornalisti a metterci la proverbiale pezza, costruendo di nuovo un’ipocrita operazione scandalizzata contro gli antifascisti e gli antirazzisti, “rei” di opporsi al dilagare del clima xenofobo in questo paese, indicati di volta in volta come teppisti e delinquenti. Feccia rossa, insomma!
Ma è ancora contro alcuni antifascisti riminesi che sembrano prendersela con maggior zelo i questurini della carta stampata. Senza celare la loro rabbia, le testate locali si scagliano contro coloro che si sono macchiati, ai loro occhi, della gravissima colpa di avere organizzato un presidio in piazza Tre Martiri contemporaneo alla presenza nella stessa piazza di Salvini; presidio poi terminato con una carica della celere, due compagni picchiati e poi arrestati, di cui uno con una costola rotta, e un passaggio davanti alla Questura ad aspettare il loro rilascio (avvenuto in serata, dapprima con la misura degli arresti domiciliari e poi, a seguito dell’udienza per direttissima dell’11 aprile, con la formula delle firme tre volte la settimana).
Lo schieramento partitico istituzionale anche in questo caso, come nel caso precedente, o ha preso una posizione ipocrita ed ambigua, equidistante da fascisti e antifascisti, accomunati in uno stesso insensato calderone, o non ha avuto dubbi: i fascisti e i razzisti sono le povere vittime dell’odio e della violenza dei “compagni”. Poverini! Anzi, poveretti, protettori e protetti!
Agli antifascisti non doveva essere permesso di entrare in piazza, secondo esponenti istituzionali di partiti grandi e piccoli. E questo, per inciso, alla faccia di quel valore che chiamano democrazia, con cui si riempiono la bocca tutti i giorni questi politicanti da operetta. Perché in questa democrazia, si sappia, non è permesso dissentire, né è permesso contestare fascisti e razzisti. Anzi, fascisti e razzisti devono agire indisturbati, in ogni città e contrada, e specialmente in quei territori che mantengono ancora il filo delle loro tradizioni ribelli e sovversive come la Romagna. Perché la gente deve prendersela con gli immigrati e lasciar fare gli affari loro a padroni e politicanti leccapiedi. Ecco perché fascisti e razzisti sono coccolati da polizia, politicanti e giornalisti. Sono gli utili imbecilli di questo sistema dalle fondamenta marce, che ogni giorno dà prova di sé stesso attraverso corruttele, iniquità sociali, devastazioni ambientali e dispotismo galoppante.
L’aumento della repressione contro le lotte sociali, così come per coloro che praticano l’antirazzismo e l’antifascismo (ormai non solo quello militante ma l’antifascismo in sé) è un fatto evidente, assiomatico della realtà che viviamo, in cui l’estrema destra cresce in tutta Europa e si costruiscono muri per tenere fuori i migranti. Fortunatamente c’è chi pensa ancora che lottare paga. Che lottare contro tutte le forme di ingiustizia sociale ed economica sia giusto. Che opporsi al razzismo e ai fascismi, vecchi e nuovi, sia un dovere di chi ha a cuore la libertà degli individui, che non è solo una parola vuota ma una necessità tutta da costruire.
Al fronte della conservazione e della reazione più oscena che vediamo via via aggregarsi anche in Romagna va opposto un fronte della lotta e dell’autentico ed effettivo antifascismo (quello, per intenderci, che non guarda solo al passato ma soprattutto al presente).
Noi stiamo con chi lotta. Stiamo dalla parte dell’antifascismo. Stiamo dalla parte giusta.

SOLIDARIETÀ A TUTTI GLI ANTIFASCISTI E A TUTTE LE ANTIFASCISTE RIMINESI, SOTTO ATTACCO CONGIUNTO DEL FRONTE REAZIONARIO.

Antifasciste e antifascisti forlivesi