[Cesena] 14/02 Protesta contro un banchetto fascista

Riceviamo dalla città di Cesena da parte di alcunə antifascistə e antirazzistə e condividiamo a nostra volta. 

Sabato 14 febbraio mattina, nel giorno di mercato, un cartello di sigle neofasciste guidate dalla locale sezione di Casapound ha organizzato, a Cesena (così come in altre città della regione e del paese), un banchetto di raccolta firme per l’abominevole campagna sulla “remigrazione”. Un contro-presidio spontaneo si è formato per non fare passare nel silenzio lo scempio ad opera dei nostalgici dell’appeso e del suo amico baffuto.
Le antifascistə sono state tuttə prontamente identificatə dalla vastissima coltre di sbirraglia presente che, oltre a difendere e scortare i fascisti da tutti i lati, hanno più volte minacciato le persone presenti di “provvedimenti gravi”. Tutto ciò per intimorire chi, a differenza loro, non si schiera con il fascismo e si oppone alla sua presenza nelle città.
Nonostante tutto, non pochə passanti si sono fermatə a scambiare due chiacchiere e hanno mostrato la loro solidarietà.
Qui di seguito il testo del comunicato diffuso in quella giornata.


Remigrare i fascisti nelle fogne!

Da qualche tempo gli ammiratori di Hitler e Mussolini cercano di guadagnare legittimità attraverso l’uso di una parola: remigrazione.
Una parola nuova, per indicare vecchie idee razziste: la deportazione di massa, forzata o meno, in fantomatici paesi d’origine, di chiunque sia ritenuto straniero, includendo anche i cittadini regolarmente presenti sul territorio ma considetati come “non assimilati”.
Una forma di razzismo detto «differenzialismo culturale», volto a tenere rigidamente separata la “cultura europea” (intesa come “razza bianca”) da tutte le altre.

Nato in Francia agli inizi del 2000 e sdoganato dal neonazista austriaco Martin Sellner, questo neologismo é stato fatto proprio dall’estrema destra statunitense ed europea, compresa quella italiana. Un cartello di sigle neofasciste composto da Casapound, Veneto Fronte Skinhead, Brescia ai bresciani e Rete dei patrioti (scissione di Forza Nuova nata nel 2020) ha lanciato un comitato nazionale ed una raccolta firme per portare la proposta della remigrazione in parlamento, attraverso una legge di iniziativa popolare.

Si tratta di una campagna per deportare le persone considerate come non culturalmente ed etnicamente inserite, specialmente di seconda e terza generazione, nate e cresciute in Italia e la cui unica “colpa” è quella di avere la pelle o la religione “sbagliata”. Accusate per questo di rappresentare un pericolo per la sopravvivenza dei “popoli europei”, riprendendo la bufala complottista della “sostituzione etnica” e culturale.
In contemporanea si prevede il “ritorno in Italia dei discendenti di italiani residenti all’estero”.

Questi deliri da suprematismo bianco hanno trovato sponda in alcune aree della destra istituzionale e negli organi di (dis)informazione di massa, a tal punto da potersi presentare come proposta politica tra le altre. Il termine remigrazione viene usato proprio perché apparentemente più neutro di deportazione, ma la sostanza è la stessa! È un progetto di pulizia etnica che ricorda in maniera impressionante il cosiddetto «piano Madagascar» dell’epoca nazista, che prevedeva il trasferimento di milioni di ebrei europei in Madagascar, prima che il regime hitleriano optasse per il loro sterminio sistematico.

Quello che sta alla base della remigrazione é un progetto infame e ripugnante, ripescato dalle cloache della storia, che i gruppi neonazisti – e chi li spalleggia – cercano di giustificare con la retorica della libertà di pensiero. I fascismi però, come sappiamo molto bene, non hanno mai difeso nessuna libertà ma ne hanno sempre rappresentato la negazione assoluta, in termini di violenza e dispotismo. La riproposizione di idee simili lo dimostra assai bene.

Oggi, mentre da parte del governo assistiamo a nuovi tentativi di reprimere il libero dissenso (per esempio con decreti contro le manifestazioni o l’attivismo pro Palestina, volendo equiparare in maniera disonesta antisionismo ad antisemitismo), al contrario ai fascisti viene concesso grande spazio per organizzarsi pubblicamente. La cosa non deve stupire! Mentre gli Stati si riarmano e l’economia di guerra voluta dalle grandi aziende e dai governi esige il taglio alla spesa sociale (sanità, edilizia popolare, pensioni, previdenza, salari…), il ruolo dei gruppi fascisti resta lo stesso di sempre: indicare un nemico interno contro cui dirigere la rabbia, distogliendo l’attenzione dai reali responsabili della miseria attuale.